A querelarci è stato un comitato di genitori, particolarmente attivo sul tema della legalità nei giochi educativi, che segnalava la presenza di una banconota da diecimila euro nascosta nel giacchetto del PupazzoElettorale® e giudicata come evidente segno di corruzione. Un grave elemento diseducativo. In realtà su una faccia della banconota sono riportate le istruzioni per il lavaggio, perché il PupazzoElettorale® è prodotto con materiali anallergici. Riconosciamo che la nostra scelta è stata infelice, ma la motivazione pratica è che dovevamo riciclare materiali rimasti da una sfortunata versione educativa del Monopoli. La nostra spiegazione e la nostra evidente buona fede non sono bastate a scongiurare il ritiro dal commercio di tutti gli esemplari di PupazzoElettorale®.
Abbiamo formalmente inoltrato una comunicazione ai maggiori esponenti politici affinché valutassero la nostra situazione, aiutandoci a sventare il licenziamento di buona parte dei nostri dipendenti. Il caso è finito sui giornali, anche in tivù, e due esponenti di opposti schieramenti hanno espresso il loro appoggio alla nostra iniziativa, considerata per molti aspetti anche lodevole, ma poi i due hanno iniziato a discutere animatamente e il presentatore è dovuto intervenire quando loro alzandosi dalle proprie sedie e avvicinando i volti si gridavano a vicenda: «Mi lasci finire, non mi parli sopra!»
Dopo quell'episodio la nostra causa è stata del tutto dimenticata.
Il danno economico stimato ammonta a circa 1,3 milioni di euro, esclusi gli oneri di smaltimento e le consulenze legali per difendere la nostra missione educativa. Siamo stati costretti a stoccare tutti i PupazzoElettorale® restituiti dai punti vendita. Li abbiamo ordinati nel magazzino per tipologia, come in un parlamento immaginario: i moderati sugli scaffali centrali, gli altri ai lati. Dopo una decina di giorni la batteria tampone di tutti i PupazzoElettorale® si è scaricata e hanno iniziato a pronunciare le frasi:
