Cotto al punto giusto

Racconto brevedi Antonio Agrestini

Prendo il toast e lo giro, come se dall’altra parte possa esserci una spiegazione. Non c’è. La rassicuro, dico: «Non è un insulto.»

«Ma non si capisce nemmeno a chi sia rivolto» risponde Flora. Mangiamo in silenzio. Flora chiude la porta della cucina. Non l’ha mai fatto prima.

 

Le scritte cominciano a cambiare. Non più solo parole singole, ma frasi intere. Corte, ma precise.

NON FIDARTI

TI HO VOLUTO TANTO BENE

BUTTALA FUORI CASA

Smetto di leggere ad alta voce. Flora legge lo stesso e cancella le scritte con buone dosi di marmellata. La spalma sulla fetta con colpi secchi del coltello.

Una sera Flora scatta in piedi, preme i pugni sul tavolo della cucina, china la testa, dice: «Lo porto giù.»

«Dove?»

«Nell’immondizia.»

«Dai Flora, non esagerare. È solo un tostapane.»

Flora afferra il tostapane con due mani, come fosse ancora caldo, lo appoggia vicino alla porta. Il tostapane rimane lì tutta la notte. Alle tre si accende. Dal corridoio arriva il rumore secco dei meccanismi metallici. Tre minuti esatti. Flora non si alza. Io sì. Apro la porta. Il tostapane è acceso e anche stavolta non è collegato alla presa elettrica. Dentro ci sono due fette di pane che non ho messo io. Le tiro fuori, scottano, le poso a terra una accanto all'altra. C’è scritto FINALMENTE / SOLO.

Il giorno dopo Flora si alza prima di me, va a lavorare senza fare colazione, cosa mai successa prima.

Il tostapane è l'unico oggetto che non abbiamo scelto. L'avevo ritrovato in una scatola del trasloco, avvolto in un canovaccio che odorava già di bruciato. La stessa puzza che ora è ovunque. Metto il tostapane al suo posto. Pulisco le briciole con la mano, senza buttarle. Inserisco due fette di pane. Abbasso la leva. Non succede niente. Allora aspetto. Dopo qualche secondo il tostapane scatta da solo. Il pane salta fuori. Su entrambe le fette c’è scritto BRAVO.

Flora rientra a casa tardi. Si toglie le scarpe e dice: «Dobbiamo parlare.»

«Di cosa?»

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Questa è una storia di fantasia