Cotto al punto giusto

Racconto brevedi Antonio Agrestini

«Di tua madre e di questa puzza che non se ne va più. È arrivata in camera nostra, i miei vestiti puzzano di pane bruciato.»

Annuisco, ma perdo tempo a sistemare alcuni libri in salone. Più tardi attraverso il corridoio, scorgo Flora nella cornice della porta semichiusa: è in camera, ripiega abiti e li depone nella valigia. Sul divano guardo la tivù a basso volume. Il rumore del trolley attraversa il corridoio, va verso la cucina, di nuovo nel corridoio. Alla fine Flora esce senza salutare. Sbatte la porta.

Quella notte il tostapane si accende tre volte. Alla terza mi alzo. Prendo due fette di pane, le infilo dentro e aspetto. Il meccanismo si abbassa da solo. Appoggio le mani sul piano, vicino al tostapane. È tiepido.

«Cosa vuoi?» sussurro. Il tostapane fa il solito rumore secco. Le fette saltano fuori. Su una c’è scritto NIENTE. Sull’altra LO SAI.

La mattina il biglietto di Flora mi attende sul tavolo della cucina. Non lo leggo subito. Preparo il caffè e apparecchio solo per me. Metto le fette nel tostapane e aspetto. Quando il pane salta fuori, guardo prima le fette, poi il biglietto. Sul pane non c'è scritto nulla, solo la doratura di una fetta ben cotta. Piego il biglietto di Flora senza leggerlo. Lo ripongo nel cassetto. Mangio, mastico piano. Il pane è ben cotto, croccante al punto giusto, come piaceva a mia madre.

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Questa è una storia di fantasia