Un minuto di paradiso

Racconto brevedi Antonio Agrestini

Un minuto di paradiso costa appena due euro, poco più di un caffè. La signora con il cappotto verde inserisce la moneta, il vetro del distributore automatico si illumina, emana una luce fortissima che, sebbene distante alcuni metri, mi costringe a mettere una mano davanti agli occhi. La luce investe tutte le persone sulla banchina e con un effetto stroboscopico si riflette sui finestrini del treno che sferraglia qualche binario più in là. La luce si attenua lentamente, la sagoma immobile della signora emerge dal bagliore. Un minuto di paradiso può stravolgere chiunque e non si sa mai come va a finire. La signora piange, qualcuno la consola, le offre una bottiglia di acqua e la invita a spostarsi più in là per fare spazio agli altri che attendono in fila da molto tempo. Dicono che è una gioia difficile da gestire, bisogna andarci cauti, non più di un paradiso a settimana. Qualche giorno fa, proprio in questa stazione, un senzatetto si è gettato sotto al treno. Pochi minuti prima stava prendendo a calci il distributore automatico nella speranza che uscisse qualche spiccio. Il distributore in tilt ha emesso un minuto di paradiso e il senzatetto, che di certo non se lo aspettava, investito dalla luce è scoppiato in lacrime – dicono lacrime di gioia – e forse ha capito che non valeva la pena continuare a tribolare con una vita infame. Si è buttato sotto al treno, nessuno ha avuto la prontezza di fermarlo e di farlo ragionare sul fatto che questo è un paradiso artificiale, nessuna garanzia di ritrovarlo dopo la morte. Un paradiso troppo alla portata di mano, fornito dallo stesso distributore di bottiglie di bibite, snack, patatine e merendine.

Quelli davanti a me si lamentano della fila, si conoscono, forse sono colleghi: «Guarda tu se per una bottiglia d'acqua dobbiamo perdere tutto questo tempo!»

L'altro guarda l'orologio, sbuffa e dice: «Hai ragione, cazzo! Devo rinunciare, tra poco passa il mio treno.»

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Questa è una storia di fantasia