L'uomo che piangeva

Racconto brevedi Antonio Agrestini

Un pianto profondo proveniva dal bagno pubblico. Riempivo un secchio di plastica, i singhiozzi coprivano lo scroscio dell'acqua. Il tono del pianto era di un uomo, anche se aveva qualcosa di infantile. Ho chiuso il rubinetto, ho strizzato lo straccio e una piccola ferita sull'indice ha ripreso a sanguinare all'interno del guanto di lattice. Ho trascinato lo straccio sul pavimento. Diversi uomini entravano e uscivano dalle porte degli altri bagni. Ho resistito alla tentazione di bussare alla porta e chiedere se avesse bisogno di aiuto. Ho preferito continuare le pulizie nell'area delle donne, così avrei dato all'uomo il tempo necessario per riprendersi. Ma quando sono tornato, dopo oltre un'ora di pulizie negli altri reparti, l'uomo ancora piangeva. Stavolta ho bussato: «Mi scusi, serve aiuto?»

L'uomo non ha risposto. Continuava a singhiozzare, riprendeva fiato come un asmatico. La mezzaluna verde sulla parte bassa della maniglia rivelava che il chiavistello era aperto. Gli ho detto: «Signore, qualunque cosa le sia capitata, posso provare ad aiutarla. Vuole uscire cortesemente, così ne parliamo?»

Nessuna risposta. La sua disperazione doveva essere tale da non permettergli di parlare.

«Signore, anche se non vuole raccontarmi cosa le succede, e lo capisco, sicuramente restando chiuso lì dentro le cose non miglioreranno.»

Nessuna risposta. Ho insistito: «Senta, una volta qui ho trovato una ragazza. Piangeva davanti allo specchio, aveva il mascara colato sul viso. Non parlava, si guardava come se cercasse qualcuno che non c'era. Alla fine ci siamo detti due sciocchezze, e ha smesso. Non so nemmeno perché.»

Nessuna risposta. Solo i profondi singhiozzi di un pianto disperato. Allora ho avuto la sensazione di parlare soltanto a una porta, non ho detto più nulla. Mancava meno di un'ora alla chiusura dei cancelli della fiera, non potevo lasciare l'uomo lì dentro.

Indice del libro
Le storie contenute in questo sito sono frutto della fantasia dell'autore. Nomi, personaggi, luoghi o avvenimenti sono il prodotto dell'immaginazione o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti o scomparse, cose o animali esistenti o esistiti è da ritenersi puramente casuale.