Uno su trecento milioni

Racconto brevedi Antonio Agrestini

Me le ha raccontate un globulo rosso che frequenta le sinapsi. Dice che ci sono le scogliere, dei luoghi altissimi. Da lì puoi osservare il mare, una immensa distesa d'acqua. E dice che è bellissimo sedersi su una scogliera e stare lì a guardare il mare.»

«Fico!» dissi, «ma a che serve guardare il mare?»

«Serve a sentirsi vivi! Perché dopo che sei nato, devi anche sentirti vivo. Questo non te lo dice nessuno spermatoguru! Forse è un segreto. Vedi, vivere sulla Terra non è come vivere in un testicolo, dove tutti sono ossessionati da questo desiderio di farcela, di nascere, di infilare la testa nell'ovulo... No, lì ci sono tante cose belle da vedere e da fare.»

«Oltre alle scogliere e il mare?»

«Sì, ci sono anche i tramonti che infiammano gli orizzonti.»

«Wow! Tipo prostatiti giganti?»

«Beh, all'incirca. Insomma, ci sono tante cose belle, ma anche tante cose brutte e proprio per quelle non parteciperò alla Grande Maratona verso l'utero.»

«Cosa dici? Come non parteciperai?»

«Eh no, ci ho pensato a lungo. Me ne resto qui.»

«E quali sarebbero queste cose brutte?»

«No no! Non voglio condizionarti, non mi sembra giusto, preferisco non dirtele. Però ti confesso che mi duole molto non poter raggiungere una scogliera e starmene lì a guardare il mare. Ci penso spesso. Anche solo per questo varrebbe la pena di nascere, ma...»

«Ma cosa?»

«Niente, lascia stare. A proposito, offro io.»

Con questa storia delle scogliere non ci chiusi occhio per due notti di fila e di giorno provavo a immaginare la vastità del mare affacciandomi sulla vescica urinaria. Il sabato sera ero ancora indeciso su cosa fare, mi trovavo da solo e pensieroso a scodinzolare senza meta tra i funicoli di periferia del testicolo sinistro quando il tumulto prodotto dalla Grande Maratona verso l'utero mi travolse di sorpresa.

  • Indice:
  • condividi:
Questa è una storia di fantasia