Uno su trecento milioni

Racconto brevedi Antonio Agrestini

C'era questo ammasso di code scodinzolanti e una confusione pazzesca che se avessi avuto orecchie e mani mi sarei tappato le orecchie con le mani pur di non sentire l'echeggiare fastidioso di vocette stridenti: «Ce la faccio! Levatevi, tocca a me! L'ovulo è mio! Levati! Sono io il migliore! Vado io!»

Benché ce la mettessi tutta, non riuscivo a svincolarmi dalla folla, che invece spingeva e mi faceva scivolare lungo una galleria interminabile, gridavo: «999.675 dove sei? Aiutami! 999.675! 999.675! Come si esce da questo casino?»

Intorno a me un mare di teste che sbattevano una contro l'altra e sbraitavano e che pur non avendo gomiti si muovevano come se li avessero.

«Ehi, 999.675! Sei tu?»

«No, io sono 1.359.432! Levati dal cazzo!»

Da dietro spingevano: «L'ovulo è mio! Levati! Spostati! Vai via idiota! Sono io il migliore! Vado io! Sono quello resiliente, tocca a me!»

La spinta si faceva sempre più forte e il flusso sempre più veloce, avevo perso il controllo: «Lasciatemi uscire da qui!» gridavo, «non spingete! Non spingete! Lasciatemi libero! Voglio tornare indietro!»

All'improvviso il silenzio, il buio, un lento scivolare verso l'ignoto. A differenza di tanti altri esseri umani, che scivolano in una profonda amnesia subito dopo la nascita, ricordo tutto. Mi ricordo di te, caro 999.675. E allora eccomi qui, vivo e vegeto sul pianeta Terra, dove ci sono le scogliere e il mare e tutta quella roba là.

Eh, mio caro 999.675, forse ho capito cosa volevi nascondermi! Il mondo è un altro grande, immenso testicolo pieno di spermatoguru esagitati. Un luogo insopportabile governato dall'angoscia del dovercela fare. L'unica cosa che non rimpiango è l'Embryo Bar, credimi la birra qui è una cosa pazzesca! Però questo posto non mi piace, sai? Qui nessuno si ricorda che in realtà ce l'ha già fatta e che non c'è più bisogno di correre, di affannarsi, di vincere. Non so cosa gli dica la testa!

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Questa è una storia di fantasia