Dove finisce il gioco

Racconto brevedi Antonio Agrestini

In un minuto avevo perso Babbo Natale e Gennaro. O meglio, Gennaro non lo avevo perso, anzi, da quanto mi aveva raccontato mamma era vivo e vegeto, era il custode del cimitero. Ascoltai per la prima volta la sua voce qualche giorno dopo, quando presi una scala e salii sul muro per capire cosa ci fosse dall’altra parte: «Ehi, ragazzo! Scendi da lì, è pericoloso!»

«Sei tu Gennaro?» domandai.

«Sì, sono Gennaro. Ma scendi da lì che è pericoloso!»

Gennaro era un uomo piccolo, sui quarant’anni: «Su scendi! Cosa fai lì?» incalzò.

«Grazie per il pallone.»

«Ah, figurati! Da qualche giorno non lo lanci più, come mai?»

«Credevo tu fossi morto e la cosa mi divertiva di più.»

Gennaro ebbe un sussulto e compresi anni dopo che il suo gesto un po’ sconcio si definiva apotropaico, disse: «Morto? Ma come ti viene in mente che un morto possa lanciare un pallone?»

«Mamma dice che sono un po’ tonto» spiegai.

«Ma cosa dice tua madre? Non starla a sentire! Mi sembri un ragazzino sveglio invece.»

È così che Gennaro diventò davvero il mio migliore amico. Salivo quasi tutti i pomeriggi sul muretto e parlavo con lui di tante cose, a volte gli ripetevo la lezione di storia o mi facevo aiutare a risolvere i problemi di matematica, oppure ci chiedevamo quale fosse il nome degli uccelli che sbucavano all’improvviso dai rami dei cipressi. Non mancavano poi i lanci della palla al di là del muro, che però si facevano via via più rari. Pomeriggi di sole e chiacchiere che credevo eterni, finché Gennaro non mi annunciò che sarebbe andato a lavorare come magazziniere in un grande centro commerciale: «Guadagnerò molto di più, ne ho bisogno per la famiglia» mi spiegò, «e poi potrai venirmi a trovare qualche volta.»

«Davvero posso venirti a trovare?»

«Ma certo! Quando vorrai.»

Non lo avrei mai più rivisto. Abituato alla solitudine della casa accanto al cimitero, diventai un ragazzo solitario.

Indice del libro
Le storie contenute in questo sito sono frutto della fantasia dell'autore. Nomi, personaggi, luoghi o avvenimenti sono il prodotto dell'immaginazione o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti o scomparse, cose o animali esistenti o esistiti è da ritenersi puramente casuale.