Il ragazzo con il mazzo di fiori attraversò il cortile e venne verso di me. Prendevo a calci il pallone contro il muro, lui mi guardò sorridendo finché non mi fermai, disse: «Vorresti guadagnare mille lire?»
«E come?»
«Porta questo mazzo di fiori al quarto piano, scala B, suona il campanello di Esposito e di' che questi fiori sono per Elena. Ci stai?»
«Ci sto!»
«Mi raccomando! Se ti chiedono chi manda i fiori, tu rispondi che non lo sai.»
Feci sì con la testa, afferrai il mazzo di fiori e allungai l'altra mano per riscuotere le mille lire. Il ragazzo disse: «Eh no! Le avrai al ritorno.»
Con un piccolo calcio feci rotolare il pallone verso i suoi piedi: «Puoi tenerlo, per favore?»
«Vai tranquillo» rispose.
L'ascensore era rotto, salii di corsa le scale e raggiunsi la porta con il fiato corto. Suonai il campanello, la porta si aprì dopo qualche secondo. Comparve una ragazza con i capelli castani, gli occhi grandi. Le dissi: «Questi fiori sono per Elena.»
La ragazza afferrò il mazzo, mi guardò con sospetto. Non sapevo se Elena fosse proprio lei. Feci una sorta di inchino per salutare e, quando mi ero già voltato, la ragazza disse: «Chi ti ha dato questi fiori?»
«Non lo so, uno sconosciuto.»
«Aspetta! Ma...»
Scrollai le spalle e tornai giù di corsa senza darle modo di completare la frase. Il ragazzo mi domandò: «Allora? Le hai dato i fiori?»
«Glieli ho dati» dissi. Il ragazzo con la punta della scarpa fece rotolare il pallone verso di me, tirò fuori il portafogli dalla tasca interna del cappotto, estrasse una banconota da mille lire, disse: «Ecco a te, come promesso.»
Intascai le mille lire e scappai, quasi temessi un suo ripensamento. Lasciai il pallone a casa, misi l'album dei calciatori sotto il braccio e raggiunsi l'edicola della piazza. Acquistai quattro nuovi pacchetti di figurine dell'album dei calciatori.
