I miei amici stavano radunati sul muretto del fiume, rimasi con loro fino al tramonto a scambiare doppioni, con la speranza mi capitasse la figurina di Dino Zoff, con la quale avrei completato l'album.
Il ragazzo si ripresentò nel cortile condominiale la settimana successiva, doveva essere una domenica mattina. Anche stavolta Elena, o almeno la ragazza che credevo fosse Elena, mi domandò chi fosse a regalare i fiori.
«Mi spiace,» dissi, «non so niente.»
«Ma come non sai niente? Aspetta!» disse mentre già scendevo il primo gradino. Scappai via veloce per sottrarmi a qualunque domanda. Grazie a quelle consegne il mio album dei calciatori era quasi completo. Avevo un sacco di doppioni da scambiare.
Una domenica mattina il ragazzo apparve ancora nel cortile, stavolta non aveva fiori. Era più serio del solito, mi disse: «Ti va di guadagnare altre mille lire?»
«Certo,» feci io, «ma i fiori?»
«Tieni» mi disse porgendomi una lettera, «oggi dovresti consegnare questa, niente fiori.»
La mano gli tremava. A tratti guardava verso i piani alti del palazzo che avevo alle spalle.
«Va benissimo» dissi, sfilai la lettera dalle sue dita, lasciai cadere il pallone a terra, lui lo fermò sotto il piede.
«Soltanto una cosa,» aggiunse il ragazzo, «non la devi infilare sotto la porta, mi devi assicurare che la consegnerai proprio nelle mani di Elena, chiaro?»
«Chiaro» dissi. Stavolta avrei dovuto chiedere alla ragazza con i capelli castani se lei era proprio Elena e questo un po' mi imbarazzava, però pensai alle mille lire e corsi verso il portone, salii le scale più velocemente che potevo. Giunto con il fiatone sul pianerottolo, suonai al campanello. Rimasi in attesa per qualche minuto, suonai ancora, nessuno venne ad aprire la porta. Aspettai ancora un po', suonai di nuovo. Niente, nessuno era in casa. Pensai di consegnarla più tardi, così nascosi la lettera nei miei pantaloni, scesi le scale di corsa e raggiunsi il ragazzo.
«Tutto bene?
