Hai dato la lettera a Elena?»
Esitai un po' prima di fare sì con la testa, il ragazzo mi ringraziò e con un leggero calcio indirizzò il pallone verso di me, anche stavolta mi consegnò una banconota da mille lire. Mi ero assicurato altre figurine per l'album dei calciatori, con il pallone sotto braccio raggiunsi l'edicola in tutta fretta, acquistai quattro pacchetti di figurine e corsi al parco, dove c'era Luca ad aspettarmi. Gli altri amici ancora non si vedevano. Scartammo i pacchetti e affiorò la figurina di Dino Zoff.
«Finalmente, eccola!» dissi.
«Come fai a comprare tutte queste figurine?» domandò Luca.
«I soldi me li ha dati un ragazzo, certe volte per i fiori, oggi per una lettera. Però non l'ho ancora consegnata, dopo devo riprovare. In casa non c'era nessuno» dissi mostrando la lettera.
«Cosa c'è scritto?»
«Non lo so, non si leggono le lettere degli altri.»
«Ma che ti importa! Dammi, fa vedere!»
Luca mi strappò la lettera di mano e corse verso il fiume. Lo raggiunsi a fatica, con il pallone sotto braccio che sembrava più pesante del solito.
«Luca, dai, ridammela!»
Luca andò a sedersi sul muretto, come quando scambiavamo i doppioni. Ansimavo, lui strappò il lembo della busta e tirò fuori la lettera, iniziò a leggere e a ridere: «Mia dolce Elena, in questi giorni non faccio altro che pensare a te...»
«Dai, basta!»
Luca continuò, calcando le parole: «...senza di te non sono niente.»
Scoppiò a ridere. Risi anch’io, ma con un po' di esitazione. Poi non ci trovai nulla di divertente. Restammo lì ancora un momento, con la lettera aperta tra le mani e senza dire niente. Una folata di vento strappò la lettera dalle mani di Luca. Allungai le braccia per afferrarla, ma era già troppo in alto. La lettera fece un volo disordinato, prima si avvitò in spirali, poi una discesa lenta, una nuova spirale fino a planare sull'acqua increspata del fiume. Lì ebbi la strana sensazione che fosse stato il peso materiale delle parole a farla affondare.
