«E adesso?» dissi.
«Ma che ti importa?» disse Luca, «è una lettera idiota. Che fai, non attacchi la figurina di Zoff?»
«Ho lasciato l'album a casa. E poi voglio aspettare un po' prima di incollarla.»
Non chiusi occhio. Nei giorni seguenti aspettai che il giovane si facesse vivo, gli avrei confidato tutto e gli avrei dato le figurine comprate con i suoi soldi, compresa quella di Dino Zoff. Ma il giovane non si fece vedere. L'insonnia mi tormentò anche nelle notti seguenti. A scuola mi addormentai sul banco, beccandomi il rimprovero dei professori. A cena non riuscivo a mandare giù il cibo e la richiesta di spiegazioni di mia madre era così insistente che scoppiai a piangere e raccontai tutto. I miei genitori si infuriarono. Mio padre disse che non avrei mai dovuto accettare soldi da uno sconosciuto. E poi la questione della lettera mai consegnata era ancora più grave. Mi imposero di andare al letto senza cena. Per qualche giorno mi fu anche impedito di andare in cortile. Nonostante tutto non mi sentivo a posto, anche quando incontrai di nuovo Luca e mi rassicurò che il ragazzo non si sarebbe fatto più vivo perché, secondo lui, a mente fredda, si vergognava di aver scritto simili scemenze a una donna.
Una domenica mattina, invece di andare al parco, presi le scale, salii al quarto piano e suonai il campanello di Esposito. Aprì la ragazza con i capelli castani. Aveva un pacchetto di cracker in mano. Mi guardò un momento.
«Ancora tu? Cosa c'è?»
«L'ho persa... la lettera.»
«Quale lettera?»
«La lettera che il ragazzo dei fiori mi aveva chiesto di consegnarti. Ma non c’eri e così... Poi un mio amico l’ha letta ed è volata via nel fiume. Mi dispiace. Non volevo.»
Tirai fuori dalla tasca le figurine che avevo comprato con le mille lire della lettera.
«Tieni. I soldi che il ragazzo mi ha dato per consegnare la lettera li ho spesi per comprare le figurine. Quando lui si farà vivo, dàgliele tu.»
