Elena prese le figurine con la mano sinistra, tenendo i cracker sollevati con l'altra mano, le guardò senza capire e senza dimostrare particolare interesse. Alzò le spalle e le infilò in tasca, senza sapere che lì dentro c’era anche Zoff.
«Ma lui chi? Non conosco il ragazzo di cui parli.»
«Non lo so. Veniva nel cortile quando giocavo con il pallone. Alto, cappotto scuro, mi dava i fiori da portare a te. Poi una volta mi ha dato una lettera.»
Elena si appoggiò allo stipite della porta. Sembrava stanca.
«Non so chi sia» disse. Nel portare il cracker verso la bocca, rimase un attimo ferma. Guardò verso il cortile, come se cercasse il punto esatto in cui il ragazzo di solito spariva. Addentò il cracker e masticò qualche secondo, pensierosa. Aggiunse: «Non mi ha mai detto il nome. Mi arrivavano i fiori, ma i biglietti erano anonimi e lui non si è mai fatto vedere. Che c'era scritto su quella lettera?»
«Non ricordo bene. Comunque... comunque parole d'amore.»
Lei si coprì la risata con la mano, disse: «Non ho idea di chi possa scrivermi una lettera d'amore.»
«Neanche io so chi è» dissi. «Però magari torna. Magari vuole sapere se hai ricevuto la lettera.»
Elena annuì, disse: «Se torni a giocare nel cortile, magari si rifà vivo.»
Mise un intero cracker tra i denti, fece ciao con la mano e chiuse la porta.
Così tornai alle mie abitudini. Ogni pomeriggio prendevo a calci il pallone contro il muro. Elena ogni tanto si affacciava al balcone del quarto piano e a voce alta domandava: «È venuto?»
«No» rispondevo.
Passarono le settimane. Si era sparsa voce tra gli amici che avessi completato l'album. Già dopo l'estate Elena rinunciò a scoprire chi fosse il suo misterioso spasimante e non si affacciò più dal balcone. Tirare calci al pallone mi sembrò meno divertente. Preferivo lunghe passeggiate in città. L'album dei calciatori lo lanciai sopra l’armadio.
