Le cose belle che ti portano via

Racconto brevedi Antonio Agrestini

Il vento caldo soffia sui cardi campestri e libera nell'aria i loro fiocchi bianchi. Sembra una nevicata estiva. È la cosa bella numero 71 che vedo senza averti accanto, e mentre la annoto mi sento sempre stupido a tenere questo diario. Sulla copertina con un pennarello indelebile ho scritto: "Le cose belle senza te". E quindi sì, è pazzesco che io mi metta ad annotare questi eventi senza nemmeno capirne bene il senso. Perché se ho una certezza, è che le cose belle per essere davvero tali, devono essere condivise. E dunque forse questo diario si dovrebbe chiamare: "Le cose belle a metà, senza te". Ma, a voler essere sincero, forse le annoto perché spero prima o poi di incontrarti ancora. E quando ti incontrerò, potrò leggerti una a una tutte le cose che ho annotato e, poiché ci sarai proprio tu ad ascoltarmi, queste cose saranno finalmente davvero belle. La tua presenza sarà una sorta di catalizzatore delle cose belle. Allora sì, non cambierò il titolo del diario. Continuerò a chiamarlo: "Le cose belle senza te".

 

Poi mi assale il dubbio che le cose raccontate non potranno mai essere belle come quando vissute sul momento. Per quanto possa sforzarmi di descriverle con accuratezza, di riportare suoni, colori e odori, sicuramente mi sfuggono particolari che hanno reso quell'evento tanto bello. Allora forse un titolo più corretto del mio diario potrebbe essere: "Un'idea approssimativa delle cose belle senza te". E dunque, anche se poi ci incontrassimo di nuovo, quegli eventi belli non diventeranno davvero belli, ma resteranno un'idea approssimativa di una cosa bella che ho vissuto a metà, proprio perché tu non c'eri.

 

Io stesso fatico a rivivere quei momenti così belli. Ad esempio: la cosa bella numero 13 sono le scogliere di Dover. Sì, ora ogni tanto viaggio, non sono più il pantofolaio che sta sempre davanti alla televisione. E viaggio perché spero di incontrarti in qualche stazione, in qualche aeroporto.

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Questa è una storia di fantasia